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Amedeo Modigliani et ses amis, una mostra di gran successo

Il celebre Palazzo Blu di Pisa, ha ospitato la mostra che ripercorreva la vita artistica del pittore livornese. I capolavori di Modigliani sono arrivati da Parigi e da varie collezioni private. E non potevano mancare le tre false teste attribuite al Modì, conservate presso il Museo Nazionale di San Matteo, importantissimo museo di pittura e scultura sito a Pisa…

La location è stata quella di palazzo Blu, a Pisa, il tema “Amedeo Modigliani et ses amis”. Si è trattato di un cammino attraverso la vita del Modigliani tramite oltre 100 opere, tra capolavori, bozze ed opere minori. Per cinque mesi, da ottobre 2014 a febbraio 2015, la mostra ha attirato turisti, appassionati, esperti, curiosi e visitatori per ammirare l’opera di “Dedo”, il celebre artista che era nato e cresciuto a poca distanza, nel quartiere della Venezia di Livorno. E sarà stato il quartiere stesso, con la sua innata tendenza all’arte e all’ispirazione, tra canali e tramonti unici, o un fattore genetico, fatto sta che Modigliani ha portato in tutto il mondo un’arte con la sua impronta caratteristica. Pisa, nonostante la storica rivalità che da sempre la lega a Livorno, si è offerta di ricordare questo nome illustre della celebre ‘nemica’ e lo ha fatto nelle bellissime sale espositive di Palazzo Blu.

Essendo un racconto della vita artistica e culturale del Modigliani, la mostra iniziava proprio con un ritorno al passato, con opere che ricordano il primo periodo livornese, quello influenzato dai macchiaioli e dal suo primo maestro Guglielmo Micheli, allievo del celebre Giovanni Fattori.

Come hanno illustrato gli organizzatori ed in particolare il curatore della mostra, Michel Bouhours, il percorso espositivo è stato strutturato in modo da potere ammirare le più celebri opere del Modigliani, offerte in prestito dal Centre Pompidou di Parigi e da moltissime collezioni, si private che pubbliche, italiane e non. Vi erano anche cinque bellissimi quadri provenienti dal Musée de l’Orangerie di Parigi, opere appartenenti alla collezione Jean Walter e Paul Guillaume che Bouhours, uno dei massimi esperti e studiosi del Modigliani, è stato ben lieto di sistemare tra le sale espositive di Palazzo Blu.

E la particolarità di quest’esposizione è stata soprattutto quella di aver saputo ricreare le atmosfere culturali del tempo, che hanno sempre influenzato l’artista livornese. Non solo: ancora più caratteristica è stata la contemporaneità tra ‘Amedeo Modigliani et ses amis’ e l’esposizione che si teneva al museo nazionale di San Matteo, dedicata ai falsi Modigliani. Il San Matteo, infatti, ha dedicato questa particolare mostra al maestro livornese ponendo, in primo piano, le celebri tre Teste ritrovate, o meglio ripescate, dai Fossi Medicei di Livorno nel luglio di trent’anni fa, proprio in occasione del centenario della nascita dell’artista. Le celebri teste, fecero gran scalpore perché incantarono schiere di critici che si dovettero poi ricredere quando alcuni ragazzi di Livorno affermarono e dimostrarono di essere stati loro gli artefici di quei lavori. Una storia che creò sconcerto, ma che rappresenta comunque un pezzo di storia legata al nome del Modigliani.

E sempre legate al nome del Modì era anche una serie di sculture e pitture di artisti che hanno influenzato Modigliani stesso o che comunque sono stati parte integrante della sua vita artistica. Come le sculture principessa X o Mademoiselle Pogany III di Brancusi, che ospitò per lungo tempo Modigliani nel suo atelier, oppure tutta una serie di dipinti ed opere di quegli artisti parigini che, a Montmartre, sognavano fama e successo. Firme come Chagall, Picasso, Utrillo e molti altri hanno affiancato l’arte di Modigliani nella mostra che, proprio per questo, prende il nome di ‘Modigliani e i suoi amici’.

Tra i dipinti dell’artista livornese, invece, si ricordano la “Stradina Toscana” e il “Ritratto di Artistide Sommati”, opere della fine dell’Ottocento. Continuando il percorso della mostra seguendo la linea del tempo si potevano ammirare “Ritratto di donna che partecipa ad una seduta spiritica”, “Ritratto di Maurice Drouard” e “La mendicante”, tutti risalenti al primo decennio del Novecento. E le opere naturalmente continuano, cambiando negli stili e nelle tecniche, ma non perdendo mai l’impronta tipica dell’artista, che si riconoscono sempre, soprattutto in opere come “Donna col colletto bianco”, “Nudo sdraiato”, “Donna seduta”, ed “Il violoncellista”.

Infine, oltre ai dipinti, si potevano ammirare nelle diverse sale veri e propri stralci di vita del pittore, tra cui la celebre lettera al fratello Umberto.

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