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L’esposizione che non c’è: Vera Durbé e lo scoop delle teste di Modigliani

Quella delle false teste di Modigliani è una storia che, nel corso del tempo, è stata raccontata in una innumerevole serie di versioni tutte diverse tra loro ma accomunate dalla medesima ironia.

Di sicuro, ad aver giocato un ruolo molto importante in tale questione sono stati anche i media che hanno decisamente alterato la verità facendo credere addirittura l’impossibile.

Ma vediamo cosa successe nella calda estate del 1984.

L’organizzazione dell’esposizione

Proprio nell’estate del 1984 a Livorno fu organizzata una mostra per celebrare il centenario della nascita di Amedeo Modigliani. Tale mostra doveva essere maestosa ed imponente in modo tale da celebrare al meglio l’arte del livornese Modigliani. L’allestimento venne interamente affidato a Vera Durbé che già si occupava dei musei civici di Livorno e del museo d’arte moderna. Quest’ultima chiese al fratello Dario di aiutarla nella complessa impresa di rendere tutto perfetto. La donna, però, decise di escludere dall’organizzazione della mostra la figlia di Modigliani che proprio in quei giorni morì tragicamente.

La mostra iniziò nel mese di maggio ma, purtroppo, tradì ogni aspettativa. Vera Durbé, infatti, scelse come tema della mostra le opere scultoree di Modigliani ma, purtroppo, non riuscì a trovare pezzi all’altezza di tale prestigioso eventi. Alla Durbé, dunque, serviva un colpo di scena per consentire alla mostra di decollare.
Lo scherzo dei giovani studenti livornesi

L’idea giusta le venne pensando ad una vecchia leggenda relativa a Modigliani e, in pochi giorni, organizzò una squadra di ricerche che si occuparono di dragare i fossi della città di Livorno alla disperata ricerca di alcune sculture che pare che Modigliani avesse gettato in acqua perché considerate non del tutto soddisfacenti. Le ricerche furono messe in risalto anche dai media che non persero occasione di lanciare la notizia in maniera decisamente molto eccessiva. Proprio a seguito del clamore mediatico creatosi in merito alle ricerche, ad un gruppo di giovani studenti universitari di Livorno venne in mente di organizzare uno scherzo. Con comunissimi utensili e, addirittura, un trapano Black&Decker, i ragazzi realizzarono una delle sculture cercate dalla Durbé e la gettarono in un fosso. Ovviamente, dopo poco tempo le squadre di ricerca trovarono la scultura e, da quel momento, i riflettori si accesero su Livorno e, soprattutto, sulla mostra organizzata in onore di Modigliani.

La rivelazione

articoli-giornali-epoca-false-teste-modiglianiDurante le ricerche furono ritrovate tre teste che furono accuratamente analizzate da esperti e critici d’arte convinti che si trattasse di opere autentiche. Proprio a seguito dell’interessante scoperta, venne presa la decisione di trasferire l’esposizione al museo di Villa Maria. I giovani studenti livornesi, però, non resistettero a lungo e, dopo circa un mese dal ritrovamento, decisero di recarsi presso la redazione di “Panorama” per raccontare la verità in merito al ritrovamento delle teste. A dimostrazione di quanto da loro dichiarato, portarono anche una fotografia nella quale erano stati immortalati alle prese con il lavoro di falsificazione. Il compenso per lo scoop ammontò a circa 10 milioni di lire e, senza dubbio, la coscienza dei ragazzi fu subito più leggera.

A seguito della notizia, i cittadini livornesi erano sconcertati e, inizialmente, gli organizzatori dell’esposizione non vollero credere alla versione dei giovani che, infatti, furono costretti a raccontare la propria storia in diretta TV in modo tale da chiarire la dinamica dell’accaduto una volta per tutte.
Di chi sono le altre due teste ritrovate?

autori-false-teste-modigliani-oggiUn dubbio, però, rimaneva insoluto: se una delle tre teste ritrovate era da attribuire ai giovai studenti livornesi in vena di scherzi, da chi erano state scolpite le altre due teste? A tale proposito, Federico Zeri, noto critico d’arte, in occasione di una diretta TV chiese ai falsari di rendere nota la propria identità. In tale occasione, si fece avanti Angelo Froglia che affermò di essere lui lo scultore della altre due teste e che il suo scopo era quello di mettere in discussione i falsi miti del consumismo.

Oltre ad aver messo irrimediabilmente in dubbio la professionalità della Durbé e di tutti i critici d’arte che si occuparono del caso, tale scherzo sortì l’effetto di far riflettere l’opinione pubblica in merito alla gestione dell’intero settore dei beni culturali sia a livello locale che nazionale.

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