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Modigliani a New York

Con il dipinto Nu Couché del 1917-18, Amedeo Modigliani ha attirato su di sé l’attenzione di moltissime persone a New York, ma va detto che la città presenta anche moltissime altre attrazioni artistiche moderne italiane da offrire. Ad esempio presso il Guggenheim è possibile ammirare le composizioni plastiche di Alberto Burri, mentre presso il Centro Italiano per l’Arte Moderna sono esposte le opere di Giorgio Morandi.

Le fresche prospettive su Burri e Morandi sono le benvenute nel panorama artistico moderno ma sicuramente, se paragonate a certi a modernisti che al momento sono in auge in questo periodo questi due possono essere considerati giganti dell’astrazione e della figurazione. Ad esempio, dando uno sguardo ai nomi di alcuni degli artisti in mostra allo Sperone Westwater per la ‘Painting in Italy 1910s–1950s: Futurism, Abstraction, Concrete Art’ si possono leggere i nomi di Corrado Cagli, Luigi Veronesi, Mario Radice e molti altri ancora.

Gli astrattisti che hanno lavorato a cavallo del periodo che va dal Fascismo al secondo dopoguerra hanno ricevuto poca attenzione, per cui questa mostra, in cui vengono esposti circa 200 opere del periodo, rappresenta un percorso che aiuta a ripercorrere quei tempi. Un percorso che parte con un territorio familiare, quello dell’astrazione futurista, rappresentata dalle opere di Giacomo Balla e continua con il periodo degli anni ’30-’40 e le pennellate astratte di Alberto Magnelli, Carla Badiali, Atanasio Soldati ed altri.

Il piano di sopra ospita moltissime opere di Bruno Munari, che dimostrano la sua capacità di combinare arte e design industriale, mentre altre evidenziano il suo amore per la pittura pura. E la mostra evidenzia anche le moltissime contaminazioni e legami con il mondo artistico internazionale, che permettono di apprezzare maggiormente l’aspetto particolarmente italiano della storia dell’astrazione nelle arti figurative.

Una storia che continua anche nei quartieri alti, al Luxembourg & Dayan, con un artista delle generazioni successive, Enrico Baj. L’artista milanese si allontana dall’astrattismo intorno agli anni Cinquanta, ma le sue radici di pittore astrattista sono ben evidenti nella serie delle Montagne, dipinti che evidenziano le rocce screziate che si stagliano su cieli in tessuto. Baj poi supera i confini delle arti figurative introducendo le inconfondibili forme degli Ultracorpi.

Due mostra da non perdere quindi.

La prima, Painting in Italy 1910s–1950s: Futurism, Abstraction, Concrete Art and Nanda Vigo are at Sperone Westwater sarà aperta al pubblico fino al 23 gennaio 2016 (informazioni al sito http://www.speronewestwater.com/exhibitions/painting-in-italy-1910s-1950s-futurism-abstraction-concrete-art_2/installations)

Aperta fino al 22 dicembre, invece, la mostra su Enrico Baj al Luxembourg & Dayan (informazioni al sito http://www.luxembourgdayan.com/exhibitions/43/works/)

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